• I lettori prudenti.
Sono persone che non comprano neanche il primo volume, se la serie non è già stata tradotta per intero: una strategia emotiva ed economica di autodifesa. Per questi lettori, investire tempo e denaro in una storia senza finale è masochismo letterario, e finché l’editore non garantisce loro la fine di un’opera, non ci rimettono denaro.
• I lettori militanti.
All’opposto, i militanti sono quelli che acquistano il volume 1, spesso promuovendolo sui social. Ritengono che l’editoria non sia un servizio pubblico, e che se tutti fossero prudenti non comprando il primo volume, l’editore non incasserebbe e interromperebbe la traduzione. Per loro, i prudenti sono la causa primaria del problema. Un ragionamento che però ha un rovescio scomodo di cui scriverò più in basso.
• L’editore (il caso più complesso).
Pubblicare una serie straniera non è solo stampare carta, ma sostenere costi pesanti di diritti, traduzione, editing, promozione… La legge non scritta dell’editoria dice: il volume 2 venderà sempre meno del volume 1. Il numero di lettori si assottiglia, vuoi per noia, vuoi per l’eccessiva attesa, vuoi per chi si ferma al primo volume. Per l’editore, un’interruzione significa evitare che la zavorra finanziaria di un titolo infruttuoso comprometta il catalogo e le risorse per progetti più lucrosi. È ovvio che la solidità finanziaria di grandi e piccoli editori varia molto, ma questa logica di mercato resta una costante del settore, il quale sembra ignorare la natura del libro, che non è un paio di scarpe, ma una promessa di fruizione.
La frustrazione non nasce perché il lettore non è in grado di capire il discorso commerciale dell’editore, ma dalla percezione che quello gli abbia venduto un bene ‘difettoso’.
