Se la sua produzione contemporanea (la saga di Terminal) ha definito il techno-thriller italiano, è con il passato che Altieri ha firmato il suo capolavoro, un affresco storico rimasto orfano di un tassello fondamentale.
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Magdeburg non è un fantasy storico, ma un horror storico nel quale l’unico elemento sovrannaturale è la ferocia umana. In questa trilogia, la scrittura di Altieri tocca l’apice: una prosa sincopata, spesso priva di verbi reggenti, cadenzata dal ritmo dei colpi di spada e ricca di un’accurata terminologia militare secentesca.
Ma oltre ai romanzi principali c’è di più.
• Magdeburg. La fortezza.
Pubblicata nell’antologia corale Anno Domini (2014), per Il Giallo Mondadori, questa novella-sequel rappresenta un ritorno in quel mondo. Altieri vi rielabora in chiave claustrofobica un evento storico reale, l’assassinio di Albrecht von Wallenstein, riportando i lettori nelle sue atmosfere apocalittiche.
• Magdeburg. La Via della Spada, il prequel inedito.
La morte improvvisa di Altieri, nel 2017, ha lasciato un vuoto. L’autore aveva infatti annunciato di essere al lavoro su questo quarto volume con funzione di prequel. Il libro avrebbe dovuto esplorare le origini misteriose di Wulfgar, mostrando ai lettori la giovinezza e l’addestramento che lo hanno trasformato nell’Eretico senza nome. La sua mancata pubblicazione priva la narrativa italiana di uno dei retroscena più attesi e oscuri.
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Altieri sapeva essere un grande scrittore, ma come ‘uomo-immagine’ dell’editoria abusava di una retorica vuota. Nel nostro Scriptorium sappiamo bene che la pietra resta pietra anche se un mercante prova a convincerti che sia polvere di stelle. La verità di un libro non si misura nel rumore delle prefazioni.
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Alcuni errori di adattamento divennero celebri tra i lettori, perché andavano ad alterare dettagli anatomici, naturalistici o araldici dell’opera di Martin. Dove Martin usava una sintassi piana, con descrizioni culinarie o araldiche, Altieri tagliava, asciugava o inseriva termini marziali o dal tono troppo hard-boiled. Nelle sue mani, il linguaggio di un Lord e quello di un contrabbandiere dei bassifondi tendevano a somigliarsi.
Alcuni errori famigerati nelle edizioni spezzate dell’epoca (oggi corretti):
– nel volume Il Trono di Spade, “shattered antler” viene tradotto come “corno di unicorno spezzato”, quando invece si tratta del palco di un cervo (un errore grave, perché viene eliminato il simbolismo araldico della morte del cervo, ovvero la casa Baratheon);
– ne La regina dei draghi, “the spitfires” viene tradotto con “balestre sputa-aria” quando invece si tratta di macchine belliche sputa-fuoco (un effetto involontariamente comico che trasforma armi d’assedio incendiarie in… ventilatori da guerra?);
– nel volume Il dominio della regina, “keepers of the keys” viene tradotto come “i bachi da seta”, quando si tratta di custodi delle chiavi e tesorieri (deviazione dal materiale originale, un abbaglio incomprensibile che trasforma dei burocrati finanziari in insetti).
In altri casi, Altieri sostituisce verbi e sostantivi con sinonimi più ricercati o desueti, che Martin non aveva usato:
– to show/to appear diventava sistematicamente palesare o palesarsi;
– ancient/old diventava quasi sempre ancestrale;
– le spade non erano solo affilate, avevano lame adamantine;
– ferite o cadaveri non erano solo in decomposizione, ma immarcescibili (termine erroneo usato da Altieri per descrivere ciò che è in realtà putrescente, forse confondendone il suono con termini legati alla marcescenza);
– statue, ombre o figure umane diventavano spesso simulacri.
Altre volte ancora, termini specifici in uso a Westeros vengono normalizzati in un italiano standard (e qui il worldbuilding linguistico va perso):
– “Maester” tradotto come Maestro (la parola originale indica l’ordine scientifico-monastico della Cittadella, ma in italiano si confonde con un insegnante o un artigiano);
– “Warg”/“Skinchanger” sono stati spesso accorpati sotto il termine generico Metamorfo, perdendo la distinzione culturale che Martin fa tra chi ‘entra’ specificamente nei lupi (warg) e chi controlla altri animali.
Quindi fu una ‘traduzione d’autore’? Mi rifiuto di prenderlo in considerazione, il concetto stesso è traballante su più lati. Forse Pavese e Montale erano giustificati nel farlo (ci sono ancora accademici che ne discutono brutalmente), ma sarebbe stato strano commissionare una traduzione di questo tipo ad Altieri, che non è mai stato un autore universalmente acclamato o studiato nelle scuole e nelle università come i sopracitati. Chi avrebbe dato credito a quel lavoro? Sarà forse stato un esperimento affascinante per i fan di Altieri, ma un ostacolo per chi cercava, giustamente, la voce di Martin.
Allora fu solo una sequela di soverchierie letterarie/professionali? Perché sarà stato consentito? Mondadori stessa lo sapeva? Se sì, volevano rendere il linguaggio appositamente più cinematografico, a uso e consumo della torma di adolescenti che immaginavano leggesse fantasy? Non lo sapremo mai. Fate le vostre ipotesi.
È stata un’eredità così pesante da spingere Mondadori, nel 2019, ad avviare una massiccia operazione di revisione del testo per correggere le sviste, pur mantenendo l’ossatura originale della traduzione di Altieri, che risulta come unico traduttore.
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Dallo Scriptorium, nell’ora di sesta,
a beneficio dei miei successori.
A conferma, mi segno in verità
Veliante da Alsfeld
Primo Archivista di Roccafosca
a beneficio dei miei successori.
A conferma, mi segno in verità
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