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Harry Potter e le Violazioni del Canone

L
’universo narrativo di Harry Potter si distingue per coerenza e pianificazione, ma non ai massimi livelli, come vedremo. Nella nota editoriale alle nuove traduzioni è scritto che i sette romanzi operano come sette mega-capitoli di un solo, gigantesco volume, un’architettura che richiede che ogni minuzia magica o psicologica trovi una sua collocazione e motivazione.
“Bisogna essersi soffermati sul testo con il microscopio per rendersi conto della precisione con cui l’autrice ha avuto in mente da subito l’unità dei sette volumi che compongono l’opera, sino alle minuzie.”
[Harry Potter e la Pietra Filosofale, nota alla nuova edizione]
Magnifico. Poi tutta questa (presunta) precisione è stata distrutta dalla pubblicazione della pièce teatrale Harry Potter e la Maledizione dell’Erede (Harry Potter and the Cursed Child), per il semplice motivo che non è stata scritta né supervisionata o corretta da J.K. Rowling. Questo articolo lo dimostra, pur con molte divagazioni sui romanzi.
Nota: specifico di aver lavorato sulla versione italiana della Definitive Collector’s Edition, ossia la versione rivista e corretta dagli autori (meh) in seguito alle prime rappresentazioni teatrali e pubblicata ufficialmente il 25 luglio 2017.
La Maledizione dell’Erede,
Definitive Collector’s Edition

*

1. ATTRIBUZIONE

La mia guida per questa analisi è stata il dettagliatissimo articolo del blog CureClover, dopodiché ho ripreso in mano tutti i testi per verificare la correttezza di ogni affermazione del blogger (quasi inattaccabile).
L’altra fonte è stata l’imbarazzante Dall’Archivio Magico (Scritti scelti dal mondo di Harry Potter, volumi I & II), una raccolta di testi dal sito Pottermore in cui l’autrice cerca sostanzialmente di rimediare ad alcune imprecisioni dei romanzi principali nascondendole in mezzo a curiosità sui personaggi. Iniziamo.

Sotto al nome di Rowling, vediamo chiaramente in copertina quelli di John Tiffany, regista teatrale, e Jack Thorne, drammaturgo e sceneggiatore.
La dedica iniziale della stessa Rowling recita:
“A Jack Thorne
che è entrato nel mio mondo
e ci ha fatto meraviglie.
”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Lui ha fatto meraviglie perché lui ha scritto. Tiffany, intanto, gli diceva se le sue idee sarebbero state realizzabili sul palcoscenico, ma non credo di sbagliare dicendo che lo script è opera di Thorne per il 99%. Questa dedica, più le note drammaturgiche in cui i due discutono le difficoltà di tradurre il sottotesto emotivo in uno script, svela i veri autori del testo. Capiremo bene che Rowling non è stata presente durante la stesura.
Ma chi ha scritto cosa (o perché) conta poco: il nome di Rowling è in copertina, ergo il testo sarà all’altezza dei precedenti, anche se è in forma di script teatrale. Lei avrà sicuramente riletto e corretto. Sono i suoi personaggi. Il nome non sarà lì solo per copyright, no?
E invece.
Il problema principale è che il testo attinge a piene mani ai film, non ai romanzi, come se Thorne non li avesse letti per mancanza di tempo o voglia, e la sua scrittura viola in modo sistematico le leggi fisiche, magiche, spaziali e psicologiche di romanzi e testi extra. Vediamo meglio.

*

2. LE LEGGI MAGICHE

La saga non è mai stata priva di questioni irrisolte, alcune già indicate da Gamberetta (e che all’epoca erano effettivamente prive di spiegazione): perché nessuno spara ai cattivi? Perché nessuno si lega la bacchetta al polso con una catenella d’acciaio per non essere Disarmato? Com’è possibile che Fred e George abbiano usato la Mappa del Malandrino per anni senza notare un “Peter Pettigrew” trascorrere ogni notte nel dormitorio di Grifondoro con Ron o andare sempre in giro con lui? Perché nessuno usò il Veritaserum su Sirius, che oltretutto venne spedito ad Azkaban senza processo, o sui Mangiamorte, che si limitarono a dire di essere stati sotto la Maledizione Imperius? Perché un artefatto magico potente come una GiraTempo viene consegnato nelle mani di una tredicenne, per quanto scaltra? Perché nessuno ha usato quello stesso strumento per uccidere un giovane Tom Riddle o un giovane Grindelwald? Alcuni di questi difetti, per quanto goffamente, trovano risposta in testi successivi, ma con La Maledizione dell’Erede la risposta non arriva perché dovrebbe scriverla qualcun altro.
Si potrebbe osservare: “Che gusto ci sarebbe, se Harry tirasse fuori una nove millimetri e centrasse Voldemort in fronte?”, ma un autore che lavora bene non cede alla trascuratezza e fornisce spiegazioni valide. Con gli oggetti elettronici è stato fatto:
“Tutti i surrogati della magia che usano i Babbani – l’elettricità, e i computer e i radar e quelle cose là – impazziscono attorno a Hogwarts, c’è troppa magia nell’aria.”
[Harry Potter e il Calice di Fuoco]
Ovviamente questo dovrebbe attirare l’attenzione dei Babbani su Hogwarts, proprio come adesso attira la nostra sulle nozioni tecnologiche dell’autrice, ma facciamo finta di niente. Rowling usa Dall’Archivio Magico per provare a sistemare qualcosa. Vediamo un esempio.
“Ho preso fin troppo alla leggera la questione dei viaggi nel tempo in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Non me ne pento affatto… però la cosa mi ha creato non pochi problemi: dopo tutto, se i maghi potevano tornare indietro e sistemare quello che era andato storto, che fine avrebbero fatto le mie trame future? […] È solo un esempio dei molti motivi per cui, quando si scrivono romanzi fantasy, bisogna stare attenti a ciò che si inventa. Ogni soluzione di solito presenta anche un lato negativo.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Riguardo le pistole, nei romanzi si fa riferimento alla grande ignoranza della comunità magica in fatto di tecnologia.
“Una specie di bacchetta di metallo che i Babbani usano per uccidersi a vicenda.”
[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]
“Il ritardo di quella relazione sui carmi da fuoco ha bloccato le nostre indagini per un mese.”
[Harry Potter e l’Ordine della Fenice]
“Controllate le misure di sicurezza attorno alla vostra casa, assicurandovi che tutti i membri della famiglia siano pratici di mezzi di emergenza come gli Incantesimi Scudo e di Disillusione.”
[Harry Potter e il Principe Mezzosangue]
“La comunità magica è molto fiera del fatto di non aver bisogno dei molti macchinari (ancorché ingegnosi) che i Babbani hanno creato per delle cose che possono essere facilmente risolte con la magia.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Ma una pistola è molto semplice da usare, ed è sicuramente più rapida di un movimento di bacchetta più incantesimo da pensare/pronunciare. Capisco il disonore nell’usarla, ma se è per salvare la tua vita o quella dei tuoi cari…

L’errore più grossolano è la gestione dei viaggi nel tempo, che si svolgono secondo regole diverse da quelle descritte in Il prigioniero di Azkaban. Nel romanzo, il viaggio nel tempo è un ciclo chiuso a singola linea temporale, in cui il passato è immutabile e i viaggiatori compiono azioni che nel loro presente si sono già verificate. Inoltre, nei documenti ministeriali dell’esperto Saul Croaker, viene sancito il limite fisico invalicabile delle cinque ore:
“Allo stato attuale delle indagini, il periodo più lungo che si può rivivere senza rischiare seri danni al viaggiatore o al tempo stesso è di circa cinque ore.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Bene, risolto (in ritardo e in un testo extra) il problema dell’ammazzare il piccolo Tom Riddle: non si può, è troppo tardi. Violare questa regola comporta esiti catastrofici:
“Tutti i tentativi di andare più indietro di poche ore hanno provocato danni catastrofici al mago o alla strega coinvolti. Per molti anni non si è capito perché i viaggiatori del tempo non sopravvivessero mai ai viaggi molto lunghi. Tali esperimenti sono stati abbandonati nel 1899, quando Eloise Mintumble rimase intrappolata per cinque giorni nell’anno 1402. Ora sappiamo che nel tornare al presente il suo corpo era invecchiato di cinque secoli. Vittima di danni irreparabili, Eloise morì all’Ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche poco dopo che riuscimmo a recuperarla. Per soprammercato, i suoi cinque giorni in quel lontano passato causarono grandi turbolenze nelle vite di coloro che incrociarono la sua strada, cambiando il loro corso in modo così radicale che non meno di venticinque dei loro discendenti nel presente svanirono nel nulla, non essendo mai nati. Infine, nei giorni successivi al ritrovamento della signora Mintumble, ci furono indizi allarmanti che il tempo stesso era stato disturbato da una violazione così grave delle sue leggi. Il martedì successivo alla sua riapparizione era durato ben due giorni e mezzo, laddove il giovedì passò in sole quattro ore.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Per evitare scappatoie narrative, l’autrice specifica:
“Ho fatto in modo che Hermione restituisse l’unica GiraTempo mai entrata a Hogwarts. Infine, ho distrutto tutte le GiraTempo che restavano nella battaglia all’Ufficio Misteri, eliminando così la possibilità futura di rivivere anche dei brevi periodi.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Al contrario, La Maledizione dell’Erede introduce senza troppi problemi una GiraTempo illegale che permette spostamenti nello spazio, viaggi decennali a ritroso (fino al 1994 e al 1981) e un modello a linee temporali multiple in cui le azioni modificano ed eliminano interi presenti. Questo genera da subito un paradosso grossolano: Scorpius e Albus ritornano dal loro primo viaggio e chiedono a Delphi che cosa sia cambiato, ignorando che se la linea temporale fosse mutata, Delphi non avrebbe potuto conservare memoria del presente originale.

Un’ulteriore prova di questa deriva cinematografica nell’uso della magia è nella descrizione della terza prova del Torneo Tremaghi, all’interno del labirinto.
“Una siepe alta sei metri correva per tutto il suo perimetro. C’era un’apertura proprio davanti a loro: l’ingresso dell’enorme labirinto. Il corridoio al di là era buio e sinistro. […] Le siepi torreggianti proiettavano ombre nere sul sentiero, e, fosse perché erano così alte e fitte o perché erano state stregate, il fragore della folla circostante svanì nell’istante in cui misero piede nel labirinto.”
[Harry Potter e il Calice di Fuoco]
Nel libro, le siepi non si muovono né aggrediscono i maghi, sono solo pareti divisorie, i pericoli sono le insidie all’interno. Invece lo script teatrale adotta la regia del quarto film, in cui le siepi si muovono e attaccano i concorrenti:
“Il labirinto è una spirale di siepi che non stanno mai ferme. […] Una siepe per poco non trancia Albus e Scorpius.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
E durante la prova i due ragazzi odono più volte la voce di Bagman commentare dall’esterno, il che viola l’isolamento acustico descritto nel romanzo. Possibile che Rowling non lo abbia notato? Inizio a credere che non abbia insultato Thorne per educazione.

La stessa approssimazione colpisce anche “la delicata scienza e l’arte esatta delle Pozioni”. Nei romanzi, la Pozione Polisucco è una difficile impresa che richiede un mese di preparazione. Come illustra Hermione:
“La lunaria va raccolta con la luna piena e le mosche Crisopa vanno fatte cuocere a fuoco lento per ventuno giorni… direi che ci vorrà circa un mese, se riusciamo a procurarci tutti gli ingredienti.”
[Harry Potter e la Camera dei Segreti]
Componenti essenziali come la pelle tritata di Girilacco e il corno di Bicorno sono così rari e protetti che Hermione è costretta a rubarli dall’ufficio privato di Snape.
“Si tratta di una pozione che persino molti maghi e streghe adulti non si arrischiano a tentare.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Ma nella pièce teatrale, Albus Potter suggerisce con disinvoltura a Delphi di prepararla:
“Sapete qual è la cosa che mi riesce meglio? Pozione Polisucco. E credo che Bathilda Bagshot possa avere tutti gli ingredienti necessari in cantina.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
“Bathilda Bagshot è una storica, non una pozionista: perché dovrebbe avere ingredienti eccezionalmente rari a portata di mano?”
[CureClover]
Comunque sia, Delphi riesce a completare la pozione in pochissimo tempo. Il sapore viene descritto come un
“Lieve… ma intenso… retrogusto di pesce.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Il che contraddice il secondo volume:
“Sapeva di cavolo stracotto.”
[Harry Potter e la Camera dei Segreti]
Sì, sono pignolo.
I tre ragazzi fuggiaschi riescono anche a sottrarre frammenti biologici (capelli o unghie) a Harry, Ron e Hermione, tre delle figure più protette e inaccessibili del Ministero della Magia. In che modo? Non viene detto. Ma il peggio deve arrivare.

Il culmine drammatico dello script si consuma a Godric’s Hollow il 31 ottobre 1981, in aperta violazione dell’Incanto Fidelius. Nei romanzi, questo incantesimo viene descritto così:
“È un incantesimo incredibilmente complesso che consiste nel nascondere con la magia un segreto dentro una sola persona vivente. L’informazione è nascosta dentro la persona prescelta, o Custode Segreto, e quindi è impossibile da trovare… a meno che, naturalmente, il Custode Segreto non decida di renderla nota. Finché il Custode Segreto si fosse rifiutato di parlare, Voi-Sapete-Chi avrebbe potuto perquisire per anni il paesino dove erano nascosti James e Lily senza trovarli, nemmeno se fosse andato a sbattere il naso contro la finestra del loro salotto!”
[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]
“The Fidelius Charm is an advanced bit of magic which conceals a secret inside a living person. That person is known as the Secret Keeper and the information is unknowable unless the Secret Keeper reveals it. The Fidelius Charm was used to try and keep the Potter family safe. They would have remained completely concealed if it wasn’t for their Secret Keeper, Peter Pettigrew, betraying their location to Lord Voldemort.”
E ancora:
“Consiste nel nascondere delle informazioni all’interno di una persona in carne e ossa. La persona scelta, o Custode Segreto, da quel momento in poi è l’unica che possa rivelare ad altri quell’informazione protetta, anche se altri ne erano a conoscenza prima. Se il Custode Segreto rivela l’informazione nascosta, la persona a cui l’ha confidata sarà a sua volta legata dall’Incanto Fidelius e troverà impossibile comunicarla ad altri. […] L’Incanto Fidelius non è privo di punti deboli. Se il Custode Segreto lo desidera, può divulgare l’informazione in qualsiasi momento (anche se questa non può essere estorta con la forza, con la magia o con la tortura: il Custode Segreto deve rivelarla volontariamente). […] Se il Custode Segreto muore, chiunque abbia ricevuto l’informazione che custodiva diventerà a sua volta Custode Segreto. Questo può finire per coinvolgere anche parecchie persone, ognuna delle quali potrebbe aver intenzione di rivelare il segreto.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Il 31 ottobre 1981, l’Incanto Fidelius sulla villetta dei Potter (mai menzionato né spiegato nello script) dovrebbe essere integro, attivo e pienamente funzionante, e il Custode Segreto, come sappiamo, è Peter Pettigrew, unico accesso al segreto. Essendo lui morto decenni prima della nascita di Albus e Scorpius, è impossibile per i ragazzi e Delphi localizzare la casa o accedervi, indipendentemente dal fatto di provenire dal futuro. Invece lo script li mostra intenti a spiare liberamente l’abitazione per poi intrufolarvisi.
Moltissimi fan ritengono giustamente che questo sia un grosso buco nella trama. Qualcuno sostiene che, nel futuro in cui vivono i ragazzi, la sconfitta del Signore Oscuro abbia avuto risonanza globale, evento sul quale sono di certo stati scritti libri e si tengono lezioni scolastiche, quindi l’indirizzo è un’informazione molto nota; anche se non tutti i maghi lo conoscessero a memoria, di certo Albus ha bene in mente l’infausto indirizzo dei nonni paterni, di cui in casa si sarà abbondantemente discusso. Ma il punto focale di un Fidelius non consiste nel ricevere l’informazione in senso generale, bensì nel riceverla dal Custode, unico in grado di fornirla, altrimenti il segreto resta inconoscibile (unknowable), e Pettigrew non l’ha rivelato ai ragazzi. Saperlo da altre fonti non renderebbe la casa visibile, il che porta il tempo di provenienza fuori dal ragionamento. Un’altra teoria dice che i ragazzi giungono a casa Potter poco dopo che Pettigrew ha spifferato l’indirizzo a Voldemort, ergo a quel punto il tradimento è compiuto e l’incanto terminato. Ma un Fidelius termina con la morte di chi vive nel luogo protetto e con la sua distruzione. Semplicemente i ragazzi non avrebbero potuto vedere la casa, è un errore. Ma la scena prevede qualcosa di molto peggio.
James e Lily Potter escono beatamente a passeggio sulla pubblica strada.
“Una giovane coppia di bell’aspetto esce di casa con un bambino in carrozzina […]
LILY esce di casa con il PICCOLO HARRY in carrozzina.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Un comportamento incompatibile con il loro stato di prigionia forzata e claustrofobica a cui la famiglia era costretta per sfuggire alla caccia dei Mangiamorte.
“James è un po’ frustrato, qui rinchiuso, cerca di non darlo a vedere ma io lo sento… E Dumbledore ha ancora il suo Mantello dell’Invisibilità, quindi non c’è modo di farsi un giretto.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Tanto per rendere le cose facili ai Mangiamorte.
Qualche teoria. Chi altri può essere nominato Custode? Un animale? No, Rowling parla di una persona vivente in grado di rivelare il segreto in caso di bisogno, quindi servono creature dotate di favella e intelligenza almeno paragonabile a quella umana, il che esclude gli animali. Dunque… elfi domestici? No, se in vena di tradire, potrebbero Smaterializzarsi anche contravvenendo agli ordini del padrone, basterebbe loro punirsi in seguito, e comunque scommetto che il tipo di magia che usano impedirebbe loro di essere Custodi. Vediamo che altro… Un goblin sembrerebbe (di certo sotto compenso) una scelta sensata, un po’ meno un gigante, un centauro, un’acromantula, una sirena o una Veela, che non vorrebbero essere coinvolti in affari umani, e comunque nessuno di essi è una persona. I fantasmi, invece, non sono viventi. Bisogna quindi preferire un umano al quale, in caso, impedire la Smaterializzazione com’è in uso a Hogwarts. Oppure i Potter avrebbero potuto accettare la candidatura volontaria di Dumbledore (più affidabile di chiunque altro), o andarsene a Hogwarts per qualche tempo, lo spazio non manca. Oppure i membri dell’Ordine della Fenice avrebbero potuto stare in casa, incantesimo estensibile (illegale ma possibile) e duplicazione del cibo a oltranza per tutti. Distribuzione di pistole, un esplosivo a pressione… Anche Pettigrew sarebbe dovuto restare in casa. Oppure si sarebbe potuto imporre il Fidelius su di lui e immediatamente dopo fargli pronunciare un Voto Infrangibile; libero di spifferare, ma facendolo sarebbe morto. Essendo Pettigrew un pavido, la morte certa avrebbe agito come deterrente psicologico assoluto, e anziché proteggere i Potter per lealtà o coraggio, li avrebbe protetti per codardia (ma va be’, si fidavano).
Una Passaporta sarebbe stata altrettanto sensata, ma sono ragionevolmente certo che il Signore Oscuro abbia scelto di arrivare dalla strada, anziché Materializzarsi in casa al braccio di Pettigrew, per disporre attorno ad essa misure anti-rilevamento e anti-Passaporte, così che eventuali Detector Oscuri (Spioscopi, Avversaspecchi, Sensori Segreti), Incanti Gnaulanti, di sigillo (Colloportus) e, appunto, Passaporte si sarebbero rivelati inefficaci. Forse ha impiegato una settimana a sferrare il suo attacco proprio per pianificare questi preparativi, o almeno per dare ai Potter la (falsa) impressione di essere al sicuro.
“«Sì» disse Fudge tetro. «E poi, appena una settimana dopo che l’Incanto Fidelius era stato eseguito…»
«Black li tradì?» mormorò Madame Rosmerta.
«Proprio così...»”
[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]
Si sarebbe potuto piazzare un elfo domestico d’emergenza, qualora le cose fossero andate male, che potesse portarli immediatamente tutti altrove nel tempo di uno schiocco di dita.
L’elfo d’emergenza è un’ipotesi basata su regole canoniche. Lily e James non si Smaterializzarono dalla loro abitazione per svariati motivi, e il primo è il più stupido: non erano Custodi di casa propria. Un Custode può farlo. Hermione, Smaterializzatasi dal Ministero, si dirige a Grimmauld Place 12 quando Yaxley la afferra.
“Io… io l’ho costretto a mollarmi con una Fattura Respingente, ma l’avevo già portato dentro la protezione dell’Incanto Fidelius. Dopo la morte di Dumbledore, noi siamo Custodi Segreti, quindi gli ho passato il segreto.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Altrimenti, per farlo, bisognerebbe uscire dal perimetro difensivo, come viene mostrato a Shell Cottage.
“Si voltarono per raggiungere la zona appena oltre il muretto di cinta dove l’Incanto Fidelius cessava e avrebbero potuto Smaterializzarsi.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Inoltre, anche se Ron ci prova per disperazione nei sotterranei di Villa Malfoy, la Smaterializzazione umana richiede una bacchetta, e i Potter ne erano sprovvisti. Direttamente dai ricordi di Voldemort:
“Trattenerlo, senza una bacchetta in mano! […] quanto erano stupidi, e fiduciosi a riporre la loro salvezza negli amici, ad abbandonare le armi anche solo per qualche istante…”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Un elfo domestico d’emergenza a Godric’s Hollow sarebbe stata una scappatoia tattica infallibile, perché la magia elfica segue leggi indipendenti e non richiede l’uso di bacchette.
“La magia elfica non è come quella dei maghi […] loro possono Materializzarsi e Smaterializzarsi dentro e fuori da Hogwarts, e noi no.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
“Kreacher, per favore, voglio che tu vada a cercare Mundungus Fletcher […] E portarlo qui in Grimmauld Place […]
Kreacher annuì e si alzò […] Poi l’elfo fece due profondi inchini […] prima di Smaterializzarsi col solito sonoro crac.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Tre giorni dopo la partenza di Kreacher (Smaterializzazione), l’elfo torna al Quartier Generale dell’Ordine della Fenice (Materializzazione), in entrambe le occasioni luogo sotto Fidelius:
“un crac assordante echeggiò nella cucina. […]
«Kreacher è tornato con il ladro Mundungus Fletcher, padrone».”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
“Padron Regulus è venuto a trovare Kreacher nel suo armadio di notte […] ha chiesto a Kreacher di portarlo alla caverna, la caverna dove Kreacher era andato insieme al Signore Oscuro.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Quest’ultima cosa avviene nel 1979. Il Fidelius non è ancora stato imposto su Grimmauld Place, ma Kreacher riporta chiaramente di aver violato uno dei nascondigli di Voldemort.
Gli elfi domestici possono entrare e uscire a comando e a piacere da abitazioni generiche, da luoghi sotto Fidelius, da Hogwarts, dai luoghi in cui Voldemort celava gli Horcrux e forse anche dalla Gringott (non viene mai detto). Sono la chiave d’accesso a ogni luogo e a prescindere da qualsiasi protezione imposta da maghi umani, ma
“Voldemort avrà considerato le caratteristiche degli elfi domestici assolutamente indegne della sua attenzione, proprio come tutti quei Purosangue che li trattano come animali… non gli sarebbe mai venuto in mente che potessero avere un potere che lui non aveva.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Voldemort avrebbe potuto comandare a un elfo domestico (quello di uno dei suoi Mangiamorte, ad esempio) di portarlo a casa Potter, anziché affidarsi a Pettigrew, ma non lo fece perché riteneva gli elfi domestici troppo inferiori. Un mago così esperto che scarta l’ipotesi di violare facilmente uno degli incantesimi più intricati al mondo usando uno schiavo inferiore per i suoi scopi? Sembra accordarsi piuttosto bene con la sua ideologia, ma Rowling ha preferito non farlo. La trama doveva andare avanti.
Ora cerchiamo di capire perché Sirius convinse i Potter a scegliere Pettigrew come Custode. Un Custode può rivelare l’informazione solo volontariamente, con lui/lei non funzionerebbero né il Veritaserum, né le Maledizioni Senza Perdono, né la Legilimanzia. Sirius dichiara più volte che sarebbe morto, piuttosto che tradire i suoi amici. Quindi il segreto sarebbe stato al sicuro, con lui. Dunque perché Pettigrew? Se quest’ultimo fosse stato fedele ai Potter quanto lo era Sirius, come tutti pensavano, tra i due non ci sarebbero state differenze. Lì per lì ho pensato che Rowling avesse solo voluto mandare avanti la trama senza pensarci troppo, e credo sia esattamente così.
Ma una scappatoia ci sarebbe. Mi sono sforzato di cercare una motivazione che si sposasse con la situazione, e forse l’ho trovata. Se Sirius fosse stato il Custode, l’incanto non gli avrebbe permesso di tradire i suoi amici, ma invece li sprona a cambiare idea. Qualcosa non torna. Se io, il Cattivo, riuscissi a catturare un Custode Segreto, saprei bene di non potergli estorcere l’informazione usando la mia magia. Ma… e la tortura fisica, non magica? Unghie, dita, ossa, dissanguamento; tutti abbiamo guardato dei film horror. E, per evitare quel dolore, il Custode non arriverà a rivelarmi volontariamente il segreto? La Storia insegna che la tortura funziona. Sirius avrebbe potuto temere di poter rivelare sotto tortura la posizione di casa Potter, quindi far nominare Custode l’insignificante Peter Pettigrew, che i cattivi avrebbero ignorato. È la sola giustificazione che riesca a trovare che dia a quella scelta una logica strategica. A quel punto, se Voldemort avesse catturato Sirius, avrebbe potuto torturarlo in modi raccapriccianti per mesi, ma il Fidelius non gli avrebbe permesso di salvarsi pronunciando/scrivendo/mostrando l’indirizzo, perché solo il Custode ne sarebbe stato in grado. Pettigrew, al contrario, sarebbe rimasto sano e salvo col segreto in tasca, salvando i Potter. Immaginate: siete le vittime di una tortura fisica prolungata, atroce, e non potete salvarvi perché non potete pronunciare la sola cosa che vi eviterebbe altro indicibile dolore. In quest’ottica, l’Incanto Fidelius sarebbe forse la creazione più orribile della saga, dopo gli Horcrux. Sirius si sarebbe quindi offerto di affrontare quel tipo di tortura, se fosse stato catturato, sapendo che non avrebbe rivelato l’indirizzo dei Potter neanche se avesse voluto. In questo modo il cambio tra Sirius e Pettigrew avrebbe senso e Sirius sarebbe un personaggio ancor più grande di quanto appaia.
La morte dei Potter non è stato il risultato di una falla difensiva del Fidelius, ma il frutto dell’ostinazione nel voler creare forzatamente un’esca esterna quando la magia offriva una soluzione perfetta e autosufficiente tra le mura di casa.
Pare che Rowling non ci abbia pensato, perché ha scritto:
“The secret cannot be forced, bewitched or tortured out of a Secret Keeper who does not wish to give up their secret.”
Quindi anche la tortura fisica non servirebbe, e in questo modo lo scambio Sirius-Pettigrew resta senza senso (a meno che James, Lily e Sirius non preferissero far sottoporre Pettigrew a tortura, nel qual caso lui avrebbe fatto bene a tradirli). Se Rowling avesse inteso “tortura magica” non avrebbe avuto senso scrivere “tortured”, il concetto sarebbe stato ridondante poiché già espresso dalle due parole precedenti, “forced, bewitched”.
Ovviamente questo non spiega cosa gli avrebbe impedito, sotto tortura o con comodi mezzi magici, di svelare il nome e il ruolo di Peter, ammettere di conoscere i Potter, rivelare che si trovavano nascosti in un’abitazione sotto Fidelius, quindi confermare che altri erano a conoscenza dell’indirizzo e fare i loro nomi spiegando i loro esatti rapporti con i Potter, di essere coinvolto lui stesso nella loro protezione…
Sapete qual è la cosa più ridicola di questo incantesimo, una vera lacuna strategica? Non viene detto da nessuna parte che il Custode dovesse essere per forza qualcuno vicino ai Potter. I membri dell’Ordine, i loro figli, amici e colleghi sarebbero automaticamente le persone più sospette, dal punto di vista di Voldemort. Ipotizzando che un Babbano, anche di fiducia, non vada bene perché avrebbe potuto compromettere la clandestinità del mondo magico, sarebbe servito un mago o una strega, magari non facenti parte dell’Ordine ma comunque di fiducia: Aberforth, McGonagall, Slughorn, Vitious, Sprout, qualunque docente scelto personalmente da Dumbledore e residente tra le sicure mura di Hogwarts, e chi più ne ha più ne metta. Un’altra soluzione ancora: nominare Custode un amico Animagus chiedendogli il favore di restare per qualche tempo in un bosco in forma animale comportandosi da animale. Una rottura, ma fattibile. Voldemort e i suoi non avrebbero certo controllato ogni bestia di ogni bosco britannico. Gli Animagi hanno caratteristiche riconducibili alla loro forma umana, attestate in documenti ministeriali? Allora si potrebbe scegliere un Animagus illegalmente non registrato. Auguri per la ricerca, Mangiamorte.
Non credo che tutta questa faccenda verrà mai spiegata in modo adeguato.

Andiamo avanti, è meglio. Ricordate la Strega del Carrello dell’Hogwarts Express?
“una donna sorridente, con due fossette sulle guance.”
[Harry Potter e la Pietra Filosofale]
“la grassa strega col carrello del cibo”
[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]
Nello script, invece, la signora sale sul “tetto del treno” per inseguire i protagonisti e dare alla scena una deriva horror.
“Ma una cosa che nessuno ha mai notato dei miei Zuccotti di zucca è la facilità con cui si trasformano in qualcos’altro…
Prende uno Zuccotto di zucca. Lo tira come una bomba a mano. Lo Zuccotto esplode.
E non sapete che cosa posso fare con le Cioccorane. Mai. Mai ho permesso che qualcuno scendesse da questo treno prima di essere arrivato a destinazione. Qualcuno ci ha provato: Sirius Black e i suoi accoliti, Fred e George Weasley. TUTTI HANNO FALLITO. PERCHÉ A QUESTO TRENO… NON PIACE CHE LA GENTE SCENDA…
Le dita della STREGA DEL CARRELLO si trasformano in artigli molto aguzzi. Lei sorride. […] la STREGA DEL CARRELLO che si avvicina. I suoi capelli arruffati. I suoi artigli molto acuminati.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Un minuto di raccoglimento per tutti gli studenti a cui uno Zuccotto è caduto di mano nel corso degli anni.
Al di là del grosso “Ma perché?”, quel che dice è incoerente. CureClover addita la scena dei Dissennatori saliti a bordo nel terzo romanzo, chiedendosi perché la signora non abbia fatto nulla per evitarlo, ma le creature erano emissarie del Ministero, lei non avrebbe avuto l’autorità di contrastarle. Però che dire degli studenti prelevati dai Mangiamorte e portati via nel settimo libro?
“I Mangiamorte mi hanno portato via dall’Hogwarts Express.”
[Luna, Harry Potter e i Doni della Morte]
Questo succede perché Thorne fa riferimento ai film anziché ai libri. Nei film questa precisa scena, o il suo resoconto, è assente, infatti lui non la utilizza. Rapido focus sui personaggi menzionati dalla signora: Sirius e i suoi amici, Animagi esperti, e gli scaltri gemelli Weasley non sono mai riusciti a scendere dal treno perché lei lo ha sempre impedito. Ebbene, due secondi dopo, Albus e Scorpius saltano e riescono a fuggire. Facile facile.

Più avanti nel testo, Delphi dimostra di saper volare senza scopa:
“DELPHI si solleva dietro di loro. Vola sopra un muro di siepe. Vola, e senza una scopa. […]
Scope, oggetti ingombranti e inutili!”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Il volo senza scopa è qualcosa che sbalordisce i personaggi della serie madre:
“Harry lo vide. Voldemort volava come fumo nel vento, senza una scopa o un Thestral.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
E, quando è Snape a farlo:
“È saltato […] No, non è morto […] a quanto pare ha imparato qualche trucchetto dal suo signore.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Nessun altro personaggio della saga, mai, vola senza un supporto, quindi possiamo dedurre che Voldemort lo abbia insegnato solo a Snape. Ma se entrambi sono morti, chi lo ha insegnato a Delphi? Non viene chiarito. La ragazza si limita a dire a Voldemort (in realtà Harry trasfigurato):
“Ho cercato di seguire il sentiero che avete tracciato.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Lo fa e basta, e il lettore deve accontentarsi.

Una delle critiche mosse allo script è la capacità di Harry di parlare di nuovo il Serpentese, ma credo che per questo Thorne abbia usato un cavillo (o, più probabilmente, che non ci abbia ragionato su).
Sappiamo che il frammento d’anima di Voldemort che viveva in Harry è stato distrutto, quindi la cicatrice ha smesso di fargli male. Dumbledore disse a suo tempo:
“Harry, tu parli il Serpentese […] perché Voldemort […] parla il Serpentese […] la notte in cui ti ha lasciato quella cicatrice ti ha trasmesso alcuni dei suoi poteri.”
[Harry Potter e la Camera dei Segreti]
Nello script, anni dopo la morte di Voldemort, Harry dice:
“È da quando è morto Voldemort che non capivo più il Serpentese […] la cicatrice ha ripreso a farmi male ed ero di nuovo capace persino di parlare il Serpentese.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Perché la cicatrice fa male, vi chiedete? Perché fa scena. CureClover sostiene che il ritorno del dolore e del Serpentese sia una sciocchezza, ma questo è opinabile. Sul dolore si può dissentire, sul Serpentese no. Dumbledore non dice che Harry possa parlarlo solo finché il frammento d’anima è in lui, dice:
“ti ha trasmesso alcuni dei suoi poteri.”
[Harry Potter e la Camera dei Segreti]
I poteri magici non spariscono (nello script sì, ma abbiamo capito che lì tutto funziona perché sì, quando sarebbe bastato un agevole “Non mi è più capitato d’incrociare un cavolo di serpente”). Certo, se il Signore Oscuro è morto, il dolore non dovrebbe più esserci e Harry non potrebbe più leggergli la mente, ma per quanto ne sappiamo l’abilità di parlare il Serpentese è ancora lì. Invece, il fatto che il dolore provochi a Harry visioni che lo allertano sulla sorte del figlio, questo sì che è gratuito. Nei romanzi vede senza volerlo nella mente di Voldemort, mica ha comode visioni sui parenti in pericolo.

In un altro punto, i ragazzi e Delphi violano l’ufficio di Hermione al Ministero.
Nello script, Hermione è il Ministro della Magia, la cosa più vicina all’essere regina di tutti i maghi britannici; possiamo ragionevolmente supporre che il suo ufficio goda di grande protezione, di certo qualcuna delle più sofisticate contromagie di Stato, magari imposte da lei stessa, che è sempre stata una strega brillante. Invece:
“Alohomora! […] La porta si apre.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Concordiamo che sia piuttosto inverosimile non aver protetto l’ufficio del Ministro da una magia (forse la più famosa del mondo magico) praticabile da studenti del primo anno?

*

3. OUT-OF-CHARACTER

L’introduzione di Delphini Diggory come figlia di Voldemort e Bellatrix è una delle fratture più evidenti rispetto al canone, e questo per due motivi. Ecco come si presenta:
“Vengo dal futuro. Sono figlia vostra e di Bellatrix Lestrange. Nata a Villa Malfoy prima della Battaglia di Hogwarts.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
La Battaglia di Hogwarts ha luogo il 2 maggio 1998, il che colloca la nascita di Delphi tra la fine del 1997 e i primi mesi del 1998. Di conseguenza, Bellatrix Lestrange avrebbe dovuto essere all’ultimo stadio della gravidanza durante alcuni dei momenti cruciali di Harry Potter e i Doni della Morte. Nel corso della prigionia di Harry, Ron e Hermione a Villa Malfoy, vediamo Bellatrix duellare, muoversi con agilità e torturare Hermione con ferocia. È molto improbabile che una donna in avanzato stato di gravidanza possa compiere queste azioni senza che nessuno dei presenti – inclusi sua sorella Narcissa o suo nipote Draco, coi quali viveva – notasse cambiamenti o debolezza fisica.
E l’idea di Voldemort che cerca un erede… Perché un despota paranoico che cerca di ottenere l’immortalità grazie agli Horcrux e si aspetta di vivere in eterno dovrebbe volerne uno?
Per non parlare dell’idea di… Voldemort che si accoppia.
“Non so se dentro aveva ancora qualcosa di abbastanza umano che poteva morire. […] se c’è una cosa che Voldemort non riesce a concepire, è l’amore.”
[Harry Potter e la Pietra Filosofale]
“Subì tali e tante trasformazioni pericolose e magiche, che quando ricomparve come Lord Voldemort era quasi irriconoscibile.”
[Harry Potter e la Camera dei Segreti]
“Sembrava essere diventato meno umano col passare degli anni, e la trasformazione che aveva subito mi sembrava comprensibile solo se la sua anima fosse stata mutilata oltre i confini di quello che potremmo definire il male corrente […] non era più il bel Tom Riddle. Era come se i suoi tratti fossero stati bruciati e confusi; erano cerei e vagamente deformati, e il bianco degli occhi era iniettato di sangue.”
[Harry Potter e il Principe Mezzosangue]
“Più bianco di un teschio, con grandi, lividi occhi rossi, il naso piatto come quello di un serpente, due fessure per narici. […] Le mani erano come grossi, pallidi ragni; le lunghe dita bianche sfiorarono il petto, le braccia, il viso; gli occhi rossi dalle pupille verticali come quelle di un gatto.”
[Harry Potter e il Calice di Fuoco]
Sono convinto che quella spostata di Bellatrix non si sarebbe tirata indietro, ma non credo che un individuo così poco umano come Voldemort avrebbe potuto riprodursi.
Appare, se non impossibile, improbabile.
“Anche se fosse stato sesso fine a se stesso, non riesco a immaginarmi Voldemort… in un contatto così intimo con qualcun altro, o mentre lo stringe, mi spiego?”
[CureClover]
Diciamo che spero abbiano fatto ricorso alla magia. Ma cambia poco. Pensate a libri, fumetti, film e serie tv: quanto è banale che il cattivo abbia un figlio cattivo? È un trucchetto misero a livello narrativo. E la cosa non si ferma qui. Per sottolineare che il villain ha cattive intenzioni, vengono lasciati indizi come:
“Troll di montagna che risalgono l’Ungheria a cavallo di Graphorn, giganti con ali tatuate sulla schiena che attraversano i mari della Grecia.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
così da far capire al lettore che i cattivi (dotati degli stessi tatuaggi di Delphi) stanno facendo qualcosa. Dove vanno? Un raduno? Attaccano i babbani? Gita fuori porta? Boh. Spariscono dalla trama subito dopo essere stati nominati.

Lo spettacolo teatrale stravolge la psicologia di altri personaggi. L’esempio più evidente riguarda il trattamento dei filtri d’amore da parte di Ron Weasley. Nel sesto volume della saga, Ron consuma per errore dei cioccolatini corretti con l’Amortentia da Romilda Vane e cade in uno stato di ossessione delirante e violenta.
“Harry, non lo sopporto! […] Harry aveva fatto due passi verso la porta quando gli arrivò un colpo sull’orecchio destro. Si voltò barcollando. Il pugno di Ron era serrato, il suo volto deformato dall’ira; stava per colpire di nuovo.”
[Harry Potter e il Principe Mezzosangue]
“I filtri d’amore esistono, certo, ma perfino l’Amortentia può provocare soltanto quella che il professor Slughorn definisce ‘una potente infatuazione od ossessione’.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
Parrebbe un trauma serio: ossessione delirante e violenta (e poi morte sfiorata per avvelenamento, ma dovuto a un’altra sostanza). Gran brutta serata, no?
Be’, pazienza! Nella pièce, infatti, Albus dichiara:
“Ho tirato la coperta dall’altra parte della stanza. Ha urtato la pozione d’amore che mi ha regalato lo zio Ron per scherzo.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Ron stesso rincara:
“Fa piacere veder fare buon uso della mia pozione d’amore.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Ripetiamo: ossessione delirante e violenta. Ron aveva gratuitamente tirato un pugno a Harry, e ora lui stesso decide di regalare un po’ di quella sostanza al figlio minorenne del suo migliore amico per divertimento?

Non vengono risparmiati neanche Cedric e Snape.
Nel quarto volume, Cedric rappresenta lo spirito della Casa di Tassofrasso. Dice il Cappello Parlante:
“O forse è a Tassofrasso la vostra vita, dove chi alberga è giusto e leale: qui la pazienza regna infinita e il duro lavoro non è innaturale.”
[Harry Potter e la Pietra Filosofale]
Albus e Scorpius tornano indietro nel tempo nel tentativo di impedire la morte di Cedric nel labirinto, intervenendo durante la seconda prova.
“CEDRIC DIGGORY si avvicina nuotando, la testa dentro una bolla. ALBUS e SCORPIUS alzano contemporaneamente le bacchette e sparano un Incantesimo di Ingozzamento attraverso l’acqua.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Bagman, il commentatore del Torneo, dice:
“Cedric Diggory sta salendo fuori dall’acqua e probabilmente fuori dal Torneo. Oh, signore e signori, non abbiamo ancora un vincitore ma di sicuro abbiamo già il perdente. […] Cedric Diggory si sta trasformando in un pallone e questo pallone vuole volare. Volare, signore e signori, volare. Volare via dalla prova e dal Torneo […] È un’umiliazione bella e buona, non ci sono altre parole per dirlo.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
L’incantesimo Engorgio, nei romanzi, agisce sulle dimensioni fisiche del bersaglio ma non possiede alcuna proprietà legata al galleggiamento, al volo o alla densità dell’aria come quella che permette di trasformare Cedric in un pallone volante. Non è accaduto alle zucche di Hagrid e neanche ai ragni di Moody, colpiti da quello stesso incantesimo.
Comunque sia:
“L’umiliazione subita ha reso Cedric un giovane rabbioso, è diventato un Mangiamorte […] E un assassino. Ha ucciso il professor Longbottom.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Molto gratuito, esagerato e decisamente out-of-character.
Snape, al contrario, viene addolcito in modo melodrammatico. Lo conosciamo con una personalità cupa, dal sarcasmo gelido, rancoroso fino all’ultimo istante di vita. Nella pièce, al contrario, scambia battute sentimentali con Ron e Hermione, esprimendo affetto con frasi come:
“Di’ ad Albus Severus… digli che sono fiero che porti il mio nome.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Accade anche un’incoerenza… “fandom”. I personaggi giovani, soprattutto Scorpius, possiedono una specie di onniscienza storica riguardo il passato dei genitori, del tipo posseduto da un fan che abbia letto i romanzi o dato un’occhiata a Wikipedia, non giustificata nei personaggi. Durante i suoi dialoghi con Albus, Scorpius discute dettagli emotivi risalenti al Ballo del Ceppo del 1994:
“Ron ha invitato al ballo Hermione… E senza Krum, Ron non si è ingelosito, e la gelosia era fondamentale… la gelosia è un inizio, amico mio, la pietra angolare sulla quale costruire un palazzo: un palazzo d’amour.”
[Harry Potter e la Maledizione dell’Erede]
Al di là dei vari strati di idiozia della frase, questo livello di penetrazione psicologica è storicamente inverosimile. Tensioni, litigi e gelosie adolescenziali tra Ron e Hermione durante il quarto anno di scuola erano come minimo privati. Forse Scorpius ha letto i romanzi di Rowling.

*

4. TWEET D’AUTRICE

Questo esame (che CureClover continua in modo approfondito) dimostra ampiamente che Harry Potter e la Maledizione dell’Erede non possiede la coerenza e l’attenzione filologica che caratterizzano la saga originale di J.K. Rowling. L’opera è una sceneggiatura scritta da Thorne, il quale ha più che altro preso spunto dai film (le siepi semoventi, la magia istantanea, l’azione spettacolare a discapito delle regole, lo stravolgimento psicologico dei personaggi) per esigenze teatrali, operando una costante e insanabile frattura rispetto alla saga madre.
La cosa sconvolgente?
“The story of #CursedChild should be considered canon, though. @JackThorne, John Tiffany (the director) and I developed it together.”
“L’abbiamo sviluppato assieme”. Sembra proprio che non sia così. E notate il condizionale: “Dovrebbe essere considerato canonico”. Il condizionale inglese funziona come quello italiano, tra le altre cose esprime possibilità, dubbio o incertezza. Continuo a pensare che Rowling abbia letto lo script solo a ridosso della prima, quando sarebbe stato troppo tardi (e villano) dire al celebre sceneggiatore “Hai scritto una schifezza”.
Quasi duecento utenti hanno risposto a quel messaggio indicandole tutti i buchi di trama, chiedendo se ne fosse cosciente, chi realmente avesse scritto lo spettacolo, perché abbia consentito tutto questo. Non hanno mai ricevuto risposta.
Questo testo è una brutta fan fiction. Peggio: un potterhead l’avrebbe scritta meglio, attento com’è ai dettagli. Eppure, milioni di lettori lo hanno apprezzato, lieti di tornare nel mondo magico, pur apparentemente molto disattenti in merito a errori oggettivi nella trama. Perché qui abbiamo elencato errori, non dei banali “secondo me”. Accadono cose che non dovrebbero accadere, stando alle regole della stessa Rowling.

Tutta questa faccenda ha fatto nascere una questione collaterale. Sono certo che lei debba tutto all’idea di Harry Potter, ma si è trovata in un vortice di attenzioni non sempre gradite. I suoi romanzi sono finiti nel mirino di uno scrutinio profondo, sconvolgente, forse addirittura spaventoso, credo mai subito da altri autori nella storia. Non è strano sentire/leggere di fan che sostengono che “Hogwarts è casa”. Libri letti, riletti, consumati, su cui sono nate wiki, si prendono appunti, nascono programmi tv, studi approfonditi fino all’eccesso, di cui anche questo articolo è un esempio.
Ora.
E se per lei non fosse così? Se per Joanne Rowling, romanziera, i libri di Harry Potter fossero stati ‘solo’ un lavoro? Rowling non è il proprio fandom. Subito dopo è passata ad altro, e perché non avrebbe dovuto? La saga di Cormoran Strike è giunta all’ottavo volume, e poi ancora Il seggio vacante, L’Ickabog, Il maialino di Natale. Dalla stesura del settimo romanzo al lavoro su La Maledizione dell’Erede trascorsero sei anni, nove fino alla pubblicazione. E se in quel periodo avesse dimenticato dei dettagli, e per lo stesso motivo si fosse affidata a Thorne? Ha detto più di una volta che il lavoro è stato fatto insieme. Non sarebbe negligenza, ma un lavoro fatto a più mani su materiale non più freschissimo. E, riconosciamolo, quali romanzieri ricordano i più minuti dettagli di ciò che hanno scritto anni prima, per quanto le loro opere siano state accolte positivamente? Di certo Rowling non ha dimenticato la macrotrama, ma che dire del colore degli occhi della sorella di Fleur, tanto per parlare di un elemento senza importanza, o dell’anno di pubblicazione di una delle tante autobiografie di Lockhart? Dettagli di questo genere. Sarebbe il normale funzionamento della memoria umana su un’opera scritta nel corso di un decennio, con centinaia di personaggi minori, incantesimi, regole stratificate libro dopo libro. Uno scrittore che chiude un ciclo così lungo tende fisiologicamente a sfumare i dettagli più fini, anche se all’epoca li aveva chiarissimi. È ragionevole che quella “enciclopedia interna” di Hogwarts non fosse più prontamente disponibile nel 2013 come lo era nel 2005.
E qui mi blocco e mi rileggo. Cosa sono i “dettagli di questo genere”? Magari, per l’autrice, un dettaglio futile è ben scolpito nella mente, laddove quelli dell’Incanto Fidelius potrebbero essere sfumati o persi, anche se ai fan sembrano molto importanti.
Credo che a volte l’onda d’urto di Harry Potter ci faccia dimenticare che la percezione nostra, del pubblico, non deve per forza coincidere con quella di Rowling. Per quale motivo, a distanza di anni e di lavoro su altri progetti, non dovrebbe esserle concesso dimenticare dettagli creati al momento o anche dopo attenta riflessione? I romanzi, amatissimi, restano fiction; lei deve loro tutta la sua fortuna, ma non credo siano la sua vita. Pensiamo a questi autori talentuosi e fortunati come a qualcuno che ha scritto cose importanti e che lì deve restare fermo, cristallizzato per sempre. Forse lo pensate, se provate fastidio all’idea che lei dimentichi particolari dei suoi libri. È un po’ come se non volessimo concedere a Tolkien, Dickens, Wilde, Fitzgerald, Poe di aver avuto di meglio da fare e pensare. Che altro ha scritto Baum, l’autore del ciclo di Oz? E soprattutto, a quanti importa veramente? Il suo nome sarà per sempre legato a quei romanzi, non ci sembra plausibile che ne abbia scordato una parte o si sia dedicato ad altro. Come se gli autori fossero la loro opera migliore. Credo che Joanne Rowling si discosti parecchio da questa percezione esterna, che sia cosciente o meno che nel prossimo secolo Cormoran Strike sarà un illustre sconosciuto, com’è in buona parte già ora.
E poi torno sui miei passi. Non può essere. Se fosse come ho scritto, non sarebbe mai tornata alla saga, cosa che invece ha fatto svariate volte: i tre libri della biblioteca di Hogwarts, il Prologo, le tre sceneggiature di Animali Fantastici, gli approfondimenti quasi ossessivi su Pottermore… Questo sembra smentire la mia tesi e portarla all’opposto: Rowling sembra addirittura avere difficoltà a lasciare il suo mondo magico.
Questa discrepanza mi sembra supportata da un elemento che finora ho tralasciato: nei sette romanzi originali, scritti da lei sola, ci sono incongruenze. Età dei personaggi, dettagli di cronologia. E se ha sbagliato dettagli minori mentre scriveva l’opera che era la sua massima priorità, è perché la sua memoria per le minuzie era fallibile già all’epoca, quindi l’idea che sei-nove anni dopo, con altro per la testa, alcuni dettagli le fossero sfuggiti non è inverosimile – semmai è la continuazione di un pattern che esisteva già.
Le due cose, che voglia discostarsi da Harry Potter e che al tempo stesso continui ad aggiungervi dettagli, non si escludono a vicenda, e descrivono un attaccamento molto forte per il mondo e i personaggi, ma più debole per l’architettura del mondo, delle regole, date, meccanismi.
Non credo che Rowling abbia dimenticato Harry Potter nel senso di essersene distaccata emotivamente (i continui interventi post-pubblicazione raccontano il contrario), credo piuttosto che, come autrice, sia sempre stata più interessata alla storia e ai personaggi che all’ingegneria interna del proprio universo, e che la relativa indifferenza per la precisione tecnica si sia fatta più vistosa quando ha smesso di essere la sola a tenere in mano tutti i fili, delegando a Thorne parte del lavoro – che poi lui non sia stato minimamente in grado di gestirlo lo abbiamo dimostrato ampiamente.

*

5. INCONGRUENZE NEI ROMANZI ORIGINALI

Ho accennato a incongruenze nei sette libri, quindi ne cito alcune, con rimandi esatti. Notate fin da ora che sono pochissime e che (tranne l’ultima) si tratta di elementi non fondamentali, a differenza di quelli che lo script ha stravolto, a dimostrazione dell’abisso che separa Rowling e Thorne.

Riguardo chi può andare a Hogsmeade:
“Gli studenti del terzo anno hanno il permesso di visitare il villaggio di Hogsmeade in alcuni finesettimana stabiliti.”
[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]
“La Foresta compresa entro i confini del parco della scuola è proibita agli studenti, come lo è il villaggio di Hogsmeade a tutti coloro che non sono ancora al terzo anno.”
[Harry Potter e il Calice di Fuoco]
“Guardava Dennis Creevey infilarsi il Cappello Parlante. […]
«Grifondoro!» gridò il Cappello.”
[Harry Potter e il Calice di Fuoco]
Quindi Dennis Creevey viene smistato al primo anno di Grifondoro durante il quarto anno di Harry. L’anno seguente è dunque il secondo di Dennis. Nonostante ciò, è presente alla Testa di Porco, Hogsmeade, per la prima riunione dell’Esercito di Dumbledore:
“«E hai ucciso un Basilisco con la spada che c’è nell’ufficio di Dumbledore?» domandò Terry Boot. «Me l’ha raccontato uno di quei ritratti sul muro quando ci sono andato l’anno scorso…»
«Ehm… sì» disse Harry.
Justin Finch-Fletchley fischiò; i fratelli Creevey si scambiarono un’occhiata attonita.”
[Harry Potter e l’Ordine della Fenice]
C’è poi la questione del cibo.
“«Ho incontrato Aberforth. Ci procura sempre lui il cibo: non so perché, ma è l’unica cosa che la stanza non fa».
«Be’, certo, il cibo è una delle cinque Principali Eccezioni alla Legge di Gamp sulla Trasfigurazione degli Elementi» spiegò Ron.”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
“Non si può far apparire il cibo dal nulla: come scopre Ron nei Doni della Morte, è una delle cinque Principali Eccezioni alla Legge di Gamp sulla Trasfigurazione degli Elementi.”
[Dall’Archivio Magico, volumi I & II]
“È impossibile fare del buon cibo dal nulla! Puoi Appellarlo se sai dov’è, puoi trasformarlo, puoi moltiplicare la quantità se ne hai già un po’.”
[Hermione, Harry Potter e i Doni della Morte]
Eppure, durante i mesi di latitanza in I Doni della Morte, Harry, Ron e Hermione soffrono la fame e litigano per la scarsità di provviste.
“«Non è che non mi stia divertendo da pazzi, qui» continuò Ron, «sai, tra il braccio maciullato, niente da mangiare, e il sedere gelato tutte le notti.»”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Data la regola citata da Hermione, sarebbe bastato un singolo pezzo di pane o un pesce per sfamarsi all’infinito, rendendo le loro privazioni e i conseguenti litigi narrativamente incoerenti con le leggi magiche esposte. O, data la situazione, avrebbero potuto Appellare un sacchetto di patatine dal minimarket o distributore automatico più vicino. I soldi avrebbero potuto portarli più avanti, in quel momento c’era un’emergenza.

Infine, di nuovo lo stramaledetto Incanto Fidelius.
Abbiamo già citato l’esatto funzionamento di questo incantesimo, ma Rowling stessa lo viola.
“«Ma allora dove sei stato?» chiese Hermione, sorpresa.
«Nella nuova casa di Bill e Fleur. Shell Cottage.»”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
“«Chi è?» gridò Bill.
«Sono io, Remus Lupin!» rispose una voce sopra l’ululato del vento.
Harry sentì un brivido di paura: che cos’era successo?
«Sono un lupo mannaro, marito di Nymphadora Tonks, e tu, il Custode Segreto di Shell Cottage, mi hai rivelato l’indirizzo e mi hai detto di venire in caso di emergenza!»”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Riguardo il resto dei familiari, Bill stesso specifica:
“«Li ho portati via tutti dalla Tana» spiegò. «Li ho trasferiti da zia Muriel.»
«Come sono protetti?» chiese Harry.
«Con un Incanto Fidelius. Papà è il Custode Segreto. L’abbiamo posto anche su questa casa; qui il Custode Segreto sono io.»”
[Harry Potter e i Doni della Morte]
Qui il Custode Segreto sono io. Ma allora, se i maghi possono essere Custodi Segreti della propria dimora, non c’era alcun motivo logico o magico per cui James Potter non potesse essere il Custode di se stesso a Godric’s Hollow, eliminando il rischio del tradimento di un terzo, com’è successo, per non parlare dell’inutilità dello scambio Sirius-Peter. Questo punto crea un buco narrativo rispetto alla storia dei genitori di Harry.
Non si può essere Custodi a casa propria? Dillo, è ok, è il tuo mondo, le tue regole. Arthur è Custode Segreto a casa di zia Muriel e zia Muriel avrebbe potuto essere la Custode di Shell Cottage. Una situazione facilmente gestibile.
Più in alto in questo articolo ho suggerito che il Fidelius sia stato ideato solo e soltanto perché Pettigrew potesse tradire i Potter. Credo che qui Rowling abbia voluto inserire un suo altro uso: non solo è utile per celare un luogo, ma anche per far usare quel luogo come rifugio sicuro a chi ne avesse bisogno, come Lupin. Una buona idea, gestita male per via di Bill-padrone-e-Custode e per via del fatto che nessuno era in casa Potter per aiutare.

*

6. CONCLUSIONE

In definitiva, un’autrice ha tutto il diritto di sbagliare o cedere al tempo (abbiamo visto che i romanzi originali hanno la loro piccola dose di sviste), ma c’è una differenza enorme tra la distrazione su un dettaglio più o meneo secondario e lo scardinamento delle fondamenta di un mondo intero.
La Maledizione dell’Erede non cede per stanchezza: crolla perché sceglie la scorciatoia dell’effetto scenico e del colpo di scena teatrale, ignorando la coerenza interna, le regole della magia e la psicologia dei personaggi. Quelle che Rowling definisce “meraviglie” sono errori.
Per il lettore e per il filologo, il vero canone non si stabilisce con un rapido post sui social, ma con il rigore della narrazione. Al massimo, La Maledizione dell’Erede è un brutto testo a margine della magia dei sette volumi originali.
Dallo Scriptorium,
(Stasera monster movie!)

Brante
Novizio/schiavo/facchino della Biblioteca

2 commenti:

  1. Grazie Bronte per aver parlato di una delle saghe che amo di più al mondo! È vero, un autore non è le sue opere ma se decidi di riprenderle in mano quantomeno devi essere coerente e il più lucido possibile! Ho amato l'accuratezza con cui hai riportato nozioni,citando fonti e prendendoti la briga di andare a ricontrollare tutti i testi!!! È stato un grandissimo lavoro da parte tua ma è bello vedere che qualcuno provi a risolvere gli enigmi che per tanti anni hanno tenuti svegli i potterhead di tutto il mondo, me compresa!! Rileggerò questo articolo tantissime volte, ne sono sicura!

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    1. Novizio Brante27 settembre, 2026

      Felice che l’articolo sia piaciuto.
      Il fatto è che Rowling non ha ripreso in mano la sua opera: il copione è stato scritto da altri.
      (È Brante, non Bronte. 😉)

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