Il Vincolo delle Tre Lune

ivendo tra queste mura, ho sviluppato un’inclinazione per la narrativa d’immaginario fantastico; resto un lettore universale per piacere e per dovere d’ufficio, ma un mondo costruito con sapienza dalle fondamenta merita il medesimo rispetto di un antico trattato. Tuttavia, mi chiedo spesso cos’è che rende un mondo “ben fatto”.
Invito sovente sodali e confratelli con mire narrative a riflettere: quando le loro storie sono ambientate in luoghi diversi da quelli presenti sulla nostra Terra, dovrebbero immaginare di trovarsi su una sfera lontana, non per fuggire dalla logica, ma per comprenderne il peso. In quel luogo così remoto, ogni elemento va ponderato — a volte inventato dal nulla: la flora, la fauna, la geologia, il movimento degli astri.
Il buon Fantastico non è quello in cui l’autore ha voluto inserire tre lune nel firmamento perché è bello o perché ne aveva desiderio. Un buon autore è colui che si preoccupa di documentarsi preventivamente su periodi orbitali, fasi lunari intricate, eclissi multiple, dimensioni e colori nel cielo, attrazioni gravitazionali, maree, influenza su pesca ed economia, calendari complessi, clima, venti, possibili effetti destabilizzanti sull'asse del pianeta, correnti oceaniche, navigazione astronomica.
Il lettore, in seguito, percepirà subito tale documentata profondità, anche senza afferrarne bene il calcolo matematico sottostante. È facile distinguere tra mondi che sembrano esistere davvero — che continuano a funzionare anche quando il cronista distoglie lo sguardo — e mondi che paiono scenografie di cartapesta, destinate a crollare non appena un occhio attento ne scruta le giunture.

Di storie scritte alla bell’e meglio son sature le biblioteche (altrui), ma ciò che è scritto con rigore concettuale è merce rarissima. Non pretendiamo qui il realismo scientifico, bensì la coerenza interna (le regole funzionano sempre), la causalità (le scelte di worldbuilding producono ripercussioni) e la necessità narrativa (nulla va inserito perché “è bello”). Il Fantastico non chiede di essere realistico, ma verosimile e schiavo di se stesso, poiché ogni deroga alla logica interna ha costi e conseguenze.
Storco il naso, ad esempio, quando leggo di esseri umani in storie non ambientate sulla Terra. O si fornisce una giustificazione diegetica — rapiti da entità ultraterrene e trasposti lì? — oppure la loro presenza è un’offesa al buon senso. Il problema non è l’umano in sé, ma l’assenza di una ragione per cui debba trovarsi lì.
E a questo punto il critico ribatterà: “Ma così si uccide la libertà creativa!” Errato. Così si alza l’asticella. La libertà senza struttura produce confusione e mediocrità, non immaginazione.

Dunque una storia fantastica sarebbe superiore a un giallo ambientato nella campagna inglese? No, ma è molto più difficile da pianificare.
Riflettete. Se narrassimo di un omicidio a Cheltenham nel 1815, avremmo a disposizione un insieme di informazioni già pronte prima di ideare la trama: storia, flora, fauna, geografia, costellazioni note… Nel realismo storico si lavora per selezione; nel fantastico si lavora per costruzione.
Comprendete lo sforzo richiesto? Se invece il nostro assassinio venisse commesso sul lontano pianeta Xantaria Terzo, il lavoro sarebbe raddoppiato, forse triplicato. Il fantastico non è un genere più nobile, ma più esigente, e quando funziona non ha rivali. L’intelletto umano dà il meglio di sé quando inventa con criterio; lo sforzo stesso della creazione coerente è infinitamente meritevole.
Al resto pensano (o dovrebbero) i curatori di bozze. Ma questa è un’altra storia.

Dallo Scriptorium, al principio di vespri,
a beneficio dei miei successori.
A conferma, mi segno in verità

Veliante da Alsfeld
Primo Archivista di Roccafosca

2 commenti:

  1. Splendido articolo. Il Fantastico non è un "liberi tutti" logico, ma il genere più esigente in assoluto, proprio perché costringe a inventare le regole del gioco e a diventarne schiavi. La coerenza interna e la causalità sono i veri pilastri che distinguono un'opera d'ingegno da una storia scritta alla bell'e meglio. Un richiamo al rigore concettuale di cui le biblioteche (non solo quelle altrui) hanno un disperato bisogno.

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  2. è vero, un mondo inventato deve stare in piedi anche quando la storia non lo sta guardando direttamente. Costruzione e non mera decorazione. Credo sia proprio questo che distingue le ambientazioni che si ricordano da quelle che sembrano solo uno sfondo.

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