Qui non ricerchiamo la folla, non suoneremo campane per richiamare sodali, parenti o viandanti distratti. Questo sito è un messaggio in bottiglia affidato alle correnti dell’oceano: se qualcuno lo raccoglierà, ne saremo felici; in caso contrario, le parole resteranno a testimonianza.
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Il mio nome è Wiliand, e sono nato ad Alsfeld, in Assia, ma ho lasciato il mio nome ai piedi della montagna quando ho varcato la soglia di quest’abbazia. Tra le mura di Roccafosca ho assunto un nuovo ruolo, e ora gli amati confratelli si rivolgono a me come fra Veliante.
Dal mio studio, dedicherò il mio tempo e il mio inchiostro ai libri e alla letteratura.
Il mio vecchio cuore batte per le storie [Edb: Non avrà più di quarantacinque anni, ma ok]. Non importa con quale mezzo arrivino a me — che sia un volume rilegato, un fumetto o un film — purché la materia narrativa sia solida. Ma ammetto che tra le pagine di un tomo la mia mania si fa più acuta: raccolgo libri e pergamene con un ardore che rasenta, temo, il quadro clinico… o almeno così borbotta fratello Malachia, l’erborista dell’abbazia, mentre mi prepara gli infusi per la vista. Il venerando Abate, come un complice (ma sospetto anche per tenermi lontano dalle cucine) si è compiaciuto di affidarmi la custodia della nostra biblioteca; io mi impegno per ampliarne i confini, e negli anni ho potuto inaugurare nuove sale, ognuna ricolma di volumi che giungono a Roccafosca da ogni dove.
Dopo stagioni disorganizzate, ho deciso di imporre un ordine alle mie letture. Il tempo concesso a ogni uomo è un bene limitato, quindi ho definito tre leggi fondamentali alla mia sopravvivenza letteraria.
• Il congedo necessario. Non giungerò alla fine di un tomo se l’autore ha smarrito la via.
• Il disdegno del clamore. Ignorerò le mode effimere, lasciando che siano i villici a entusiasmarsi per ogni carta imbrattata. I monaci di Roccafosca lasciano i sospiri di certi melensi non-morti a chi ha tempo da perdere, e badano solo alla qualità che resiste al tempo.
• L’orizzonte del piacere. Ho collocato nel mio studio un pannello d’ardesia su cui ho tracciato i nomi delle grandi saghe che intendo affrontare: guardarlo è come contemplare una mappa di terre ignote. Sapere che mondi interi attendono solo di essere scoperti mi entusiasma profondamente.
Ah, le soavi bizzarrie dei lettori.
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Taluni confratelli — le cui letture, temo, non si spingono oltre il calendario delle semine — mi domandano costernati: “Perché dedicarsi a trentasette volumi d’una singola saga?”. [Edb: Eh, via, li capiamo] Rispondo loro che nell’immensità della narrativa fantastica c’è chi ha osato ben di più, dai maestri Jordan e Hobb sino al lontano Oriente, ove la Guin Saga della maestra Kurimoto Kaoru tocca i centotrenta volumi.
C’è una bellezza antica nelle lunghe saghe. Ci permettono di abitare un mondo per un tempo indefinito, di veder crescere i personaggi e di ammirare l’architettura complessa di un universo intero. Alcuni, come i miei confratelli copisti, misurano la grandezza in volumi, altri in pagine, ma se volessimo essere rigorosi come antichi sapienti, dovremmo contare le parole. In tal caso, so che dopo Shannara mi attende il colosso dei colossi: La Ruota del Tempo di mastro Jordan, con i suoi 4,4 milioni di parole, vetta impressionante. Il pensiero che quella mole di inchiostro mi aspetti, da qualche parte nel futuro, è meraviglioso.
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Ma ahimè, ecco che la campana chiama i fratelli ai canti di nona [Edb: Di corsa, proprio]. Tempo di riporre la penna.
Lancio così la prima bottiglia.
Dallo Scriptorium, al principio di nona,
a beneficio dei miei successori.
A conferma, mi segno in verità
Veliante da Alsfeld
Primo Archivista di Roccafosca
a beneficio dei miei successori.
A conferma, mi segno in verità
Veliante da Alsfeld
Primo Archivista di Roccafosca
apprezzo molto il tono di questo spazio: un diario di chi ama le storie prima ancora dei libri. E poi l’idea delle ‘leggi fondamentali’ del lettore mi ha fatto sorridere perché, in fondo, ogni lettore appassionato finisce per costruirsele da solo.
RispondiEliminaBenvenuto o benvenuta nello Scriptorium, Bubu. Sì, è un punto a me caro: il libro è un vaso prezioso, ma il vino delle storie conta di più. Quanto alle “leggi”, hai ragione: ogni lettore ha le proprie, ed è un po’ monaco a modo suo. Spero che lo Scriptorium possa offrirti altre occasioni per sorridere e riflettere.
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